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Le verità nascoste

Oggi cercherò di riportarvi una discussione avuta recentemente con degli amici che lavorano per un noto gruppo bancario, due ragazzi intelligenti, uno mastica l’argomento finanza ma ignora i macro movimenti e ciò che succede nella cosiddetta “stanza dei bottoni”, l’altro pur non avendo la chiave della stanza comprende bene alcune dinamiche per concomitanza col lavoro che svolge e per capacità analitica oggettiva. Per comodità chiamerò loro X e Y

X: ciao Y, i miei clienti mi chiedono sempre più spesso se conviene investire nei titoli delle banche, perché ormai stanno salendo sempre, che con la ripresa alla porte torneremo ai vecchi valori. Tu che ne pensi?

Y: Direi che i tuoi clienti per certi versi non hanno tutti i torti, vedono le quotazioni e ragionano di conseguenza; tecnicamente abbiamo i prezzi delle principali banche del paese solidamente impostate al rialzo, con performance negli ultimi 2 anni a 3 cifre. Con un paese in ripresa e l’indice italiano sui massimi, tutto fa pensare che il trend possa continuare.

X: Quindi posso tranquillamente consigliare l’acquisto?

Y: “Tranquillamente” è un avverbio che poco si usa in finanza, in quanto tutto può cambiare in un attimo. Soprattutto se guardiamo ai fondamentali, ovvero i risultati concreti delle banche: utili continuamente in calo, sofferenze a livelli record, regolamentazioni sempre più severe e limitanti e tassi talmente bassi da impedire grossi margini di profitto. Pertanto come faranno le banche a tornare agli anni d’oro? Per quanto mi riguarda, quei tempi non torneranno più e non saranno neanche avvicinabili.

X: Addirittura? Ma ho sentito che le banche sono solide, stanno bene. Hanno pure rimborsato i prestiti della BCE perché non ci servono più.

Y: Le banche italiane sono sempre state solide dal punto di vista patrimoniale. Sono serviti degli aumenti di capitale nel pieno della crisi, ma non ci siamo mai neanche avvicinati ai rischi che hanno vissuto le banche americane. Pero’ il problema è la redditività; e qua il tema si fa spinoso. Il margine d’interesse si è molto ridotto, si punta ad incrementare il margine d’intermediazione. Ma è difficile raggiungere determinati risultati, quelli attesi dagli azionisti. I prestiti della BCE (LTRO) concessi in un momento critico di mercato (lo spread era sopra i 500 punti) sono stati rimborsati perché non erano utilizzati nel modo auspicato dal regulator, ovvero come prestiti alle imprese, ma per lo più erano utilizzati per l’acquisto di titoli di stato, con conseguente diminuzione della redditività ma miglioramento dei parametri richiesti dalle nuove normative bancarie. Una volta stabilizzato il mercato, quella raccolta non era più necessaria.

X: Mi sembra di capire che tu non sia ottimista, o sbaglio?

Y: Non sbagli. Io non credo che le quotazioni dei titoli bancari possano salire ancora, anzi… Credo che gli utili nel 2014 saranno leggermente migliori dell’anno passato, ma non così elevati da giustificare questa salita dei prezzi. Non a caso nei piani industriali dei principali gruppi bancari si parla sempre di riduzione del costo del lavoro ed esuberi come uno dei target principali da raggiungere, proprio perché i margini di guadagno sono così ridotti che non potendo aumentare i profitti  si cerca di diminuire i costi, in modo da provar a raggiungere quel Return on equity (ROE) che il mercato chiede come premio al rischio dai titoli bancari (9-10%). Una volta che si prenderà coscienza delle difficoltà di raggiungere questi obiettivi, credo che i grandi fondi azionari alleggeriranno la loro posizione sul segmento banche.

X: Ma se Renzi riuscisse a far partire l’economia, la tua view cambierebbe?

Y: Certamente. Nel caso si ripartisse l’economia reale, le imprese tornerebbero a chieder finanziamenti (al contrario di ciò che pensa l’opinione pubblica, il crollo dei prestiti alle aziende non è solo causa di una riduzione di offerta ma anche di un crollo della domanda) e le banche avrebbero di nuovo il loro “core business” su cui lucrare. Ma siamo certi che Renzi riuscirà a dar la svolta al paese? Siamo sicuri che troverà le risorse necessarie per finanziare le riforme auspicate senza peggiorare ulteriormente la condizione dei cittadini? Io credo che finchè non ci saranno riduzioni nel numero e nei costi dei componenti della macchina burocratica italiana (ricordo che solo il Presidente della Repubblica e tutto il suo entourage costa di più dell’intera Casa Bianca) credo che qualunque riforma migliorativa sia quasi impossibile, ma si tratterà semplicemente di uno shifting da una tassa all’altra. Pertanto resto molto pessimista su tutta questa salita e credo che in estate tutti i nodi verranno al pettine.

 

Uramaki

 

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Trader Torinese dal 2000, finalista e vincitore del Top of the Pop categoria Forex Rimini 2013 e finalista Milano 2013

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